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ISSE il cerchio – teatro, danza e narrazioni video – 2015

un progetto di Mo `O Me Ndama e Studio Azzurro

ideazione Lazare Ohandja, Studio Azzurro

coreografia Lazare Ohandja

con Lazare Ohandja, Britta Oling e Rufin Doh

progetto e regia video Fabio Cirifino, Laura Marcolini

editing video Lisa Cartuccia

light designer Marco D’Amico

musicisti Etogo Ayassi Edmond, Daniel Kollé Seme

suono Gioele Cortese

costumi e accessori Andrea Zorba, Maria Lucia Lapolla

produzione CRT Milano

Lazare Ohandja, coreografo camerunese, da bambino assiste al lungo rito riservato alle donne che rimangono vedove. Secondo l’usanza a cui fa riferimento lo spettacolo, la donna che perde per morte il proprio coniuge è sospettata di essere la causa della dipartita del marito, e per lei si configurano riti di punizione, con un sistema di costrizioni fisiche, psicologiche ed economiche inflitte per anni (per gli uomini, invece, si praticano riti che alludono alla vittoria della vita sulla morte).

La donna è considerata parte dell’eredità del marito e il rito – sebbene inizialmente si declini come una forma di aiuto a riorganizzarsi e a garantire il sostegno per la vedova e per gli eventuali orfani – ha spesso come esito un nuovo matrimonio con uno dei fratelli del defunto. In alcuni luoghi, l’usanza prevede che la donna rimanga per alcuni anni rinchiusa nella propria casa, senza alcun contatto con il mondo esterno; in altri casi subisce azioni violente sia fisicamente che psicologicamente. Per convincere le donne africane a subire queste forme di violenza si racconta loro che solo attraverso tutte queste pratiche umilianti potranno dar prova della loro innocenza.

Nella memoria di Lazare rimane un segno che non lo abbandona. Conosce altri paesi, incontra altre storie in cui le donne rimangono soggiogate a una tradizione radicata, etnicamente trasversale, culturalmente persistente, con forme differenti, in luoghi molto lontani. Cresce, così, il suo desiderio di progettare uno spettacolo che sia metafora per un’esperienza più universale, eppure multiforme, e spesso insospettabile: quella della violenza rivolta verso le donne, in tutte le sue declinazioni, dalle abitudini più sottili alle pratiche più brutali.

È con questa idea che Ohandja incontra Britta Oling, danzatrice svedese-sudanese, la cui formazione classica innesta elementi peculiari nella coreografia che si nutre della condivisione di forme e scuole diverse. Incontra anche Rufin Doh, attore della Costa D’Avorio che porta le sue conoscenze della tradizione sciamanica; e infine, in occasione di CONTAMINAFRO, incontra Studio Azzurro, con cui inizia una collaborazione su un progetto a lungo termine legato alla cultura africana e alla sua capacità di impollinare contesti e di intrecciarsi con le tradizioni di altri.

Nasce così uno spettacolo dal linguaggio originale e composito, che intreccia teatro, danza, sonorità africane ed elettroniche, gesti e narrazione video.

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TRASH – danza e poesia tra i rifiuti – 2011

Musiche dal vivo: African Griot

Musiche registrate:  Alberto Campi

Tecnica e scenografia: Luca Mosconi

Regia e coreografie: Lazare Ohandja

Lo spettacolo: In un mondo inquietante sommerso di veleni, rumori, rifiuti, irrompe potente l’energia di Trash. Una carica di vita che può trasformare tutto, dall’interno perché no? Pattume come ingombro o come ricchezza? Può darsi che ci sia qualcosa di più inquinante della spazzatura: parole, notizie,rumori? Da questi equivoci, il forse vero e il forse falso si accavallano senza soluzione di continuità in una danza dove musica e poesie scandiscono il ritmo a un gruppo di anime e di corpi intenti aricercare nuove idee o speranze da cui ripartire. Si tratta di uno spettacolo centrato sul tema dell’inquinamento ambientale e culturale che vive la società contemporanea. Lo spettacolo affronta la tematica del rifiuto da un punto di vista filosofico: un termine che evoca la spazzatura materiale che riempie l’ambiente; il rifiuto invisibile che crea inquinamento a diversi livelli; il rifiuto come sovrabbondanza e inutilità di notizie, idee, parole che nascondono e soffocano ogni senso; il rifiuto che l’uomo porta con sé, che rappresenta la materialità, l’inutilità, la rincorsa verso obiettivi sempre più distanti dalla sua natura.

COLORS – 2013

“Colors” è il momento in cui i colori si mescolano, sfumano l’uno nell’altro per dar vita alla tinta meravigliosa dell’arte. Energia viva e vibrante esplode da 17 corpi sul palco attraverso la danza afro, l’hip hop, la danza contemporanea, la musica dal vivo.

“Colors” non parla di convivenza, confronto o dialogo tra culture, è molto di più. E’ la fusione tra corpi portatori di tradizioni lontane, di identità in continuo cambiamento. Non si tratta di uno spettacolo localizzabile in uno spazio o in tempo, ma di un’esplosione di vita e di colore assolutamente universale.

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MATCH – 2011

COREOGRAFIA: LAZARE OHANDJA

Danza: Laura Pomari, Lazare Ohandja
Composizione Musiche: Andrea Bandel

Match è un duo di danza contemporanea accompagnato da musica dal vivo. L’ideazione è nata dall’incontro del coreografo Lazare Ohandja con il compositore contemporaneo Andrea Bandel.

Si tratta del primo lavoro che i due artisti fanno insieme, dopo essersi conosciuti artisticamente durante la partecipazione ad uno spettacolo benefico presso la sala Verdi del Conservatorio di Milano, l’uno con la composizione coreografica “Colours”, l’altro con la composizione musicale “Tamburi lontani”. E’ subito nata una forte intesa che li ha portati in breve tempo ad una originale ideazione.

“Match” è una storia d’amore tra due individui provenienti da terre lontane, tutto ha inizio con un incontro, un lento camminare l’uno verso l’altro per guardarsi e cercare di capirsi, la curiosità verso il diverso è forte, magnetica, ma l’attrazione nasconde difficoltà profonde, l’incomprensione, lo scontro fino alla diffidenza e la paura; un incontro/scontro complesso, intriso di ferite, di domande non risposte che si risolve ad un livello superiore in cui l’unione, e non semplicemente l’integrazione, tra le diversità porta ad una nuova ricchezza.

La bellezza coreografica di “Match”sta nel grande equilibrio a livello tecnico ed espressivo tra diversi stili: afro, danza contemporanea, hip hop, contact improvisation, legandosi perfettamente ad una composizione musicale contemporanea.

In questo modo un’opera artistica diventa chiaramente l’espressione dell’identità in continua evoluzione di un coreografo non legato ad un singolo territorio, ma stimolato da una vita in continuo contatto con diverse culture. Il territorio dell’arte diventa in Match il territorio di fusione di culture, non solo semplicemente di scambio o integrazione. La storia d’amore di due individui raccontata dall’opera, si intreccia alla storia collettiva culturale da cui i due individui provengono, creando scompiglio, scontro, incomprensione; inizia con un incontro e si risolve con un incontro ad un livello superiore, ricco di sentimenti nuovi ma anche di “irrazionali compromessi”che trovano una nuova armonia nell’arte e nella vita.

L’ organico in scena è composto da due danzatori (uomo e donna)provenienti l‘uno dal Camerun e l‘altra di nazionalità italiana e tre musicisti che suoneranno dal vivo: un violoncellista, un violino e un percussionista, anche loro di nazionalità diverse.

La musica è stata composta appositamente per il pezzo da Andrea Bandel, compositore contemporaneo, si tratta di una fusione di sono rità contemporanee con ritmiche e percussioni afro, in linea con la ricerca coreografica. Match è lo spettacolo vincitore del premio delle arti in memoria di Lidia Petroni.